Tomba di Agrippina

Unica parte superstite di una villa marittima sorta nell’area dell’odierna marina di Bacoli, l’edificio è in realtà un odeon, vale a dire un piccolo teatro (del tipo di quello ubicato a Baia nelle terme di Sosandra), realizzato in epoca augustea o giulio-claudia e trasformato in un ninfeo a emiciclo intorno agli inizi del II sec. d. C..

Il monumento presenta tre emicicli, due superiori, posti alla medesima quota, ed uno inferiore. Quest’ultimo (al quale si accede sulla sinistra) si qualifica come un corridoio semianulare, coperto da una volta decorata da riquadri in stucco, con le pareti vivacizzate da finestre e da nicchie curvilinee. Il corridoio inferiore immetteva in un altro ambulacro che probabilmente adduceva alle altre strutture della villa.

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All’esterno, ben visibile dall’attuale ingresso, si nota una scala che conduceva all’emiciclo superiore (emiciclo mediano), coperto da una volta rampante, sul cui estradosso si conservano resti di una gradinata in opera reticolata e con un prospetto scandito da finestre intervallate da tre porte ad arco. Ad esso poteva accedersi anche per mezzo di una rampa di scale ubicata sulla sinistra, in un piccolo ambiente dalla pianta irregolare.

Nel secondo emiciclo vi erano due scale (ne resta una sola) che conducevano alla parte superiore, dove si conservano i resti di una gradinata in opera reticolata.

Il terzo emiciclo si colloca alle spalle del secondo ed è oggi privo della volta e di una porzione del muro esterno, mentre quello interno conserva ancora l’originaria scansione determinata da semicolonne di laterizio con fusti rivestiti di stucco e capitelli corinzi. I setti murari che suddividono il corridoio in vari piccoli ambienti sono ascrivibili alla ristrutturazione del II sec. d. C.

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La moderna costruzione e i grandi tagli delle cave di pozzolana hanno inglobato e distrutto le restanti strutture, sì che il monumento non è del tutto chiaro; pare certo, comunque, che l’edificio sia sorto come odeion in età augustea o giulio-claudia, e che solo in seguito, tra la fine del I e gli inizi del II d.C., sia stato trasformato in un ninfeo a emiciclo accostando la nuova funzione di luogo di frescura a quella originaria di area per spettacoli.

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Agrippina Minore, alla cui tomba è stato fantasiosamente identificato il monumento, è la famigerata moglie-nipote di Claudio, madre di Nerone, le cui vicende umane si conclusero tragicamente proprio nelle acque vicine.

Nata ad Ara Ubiorum (attuale Colonia), nell’accampamento militare dove si trovavano il padre Germanico, diretto discendente di Marco Antonio, e la madre Agrippina Maggiore, figlia del console Agrippa e nipote di Ottaviano Augusto.

Nel 29 Tiberio la obbligò, ancora quattordicenne, a contrarre matrimonio con Gneo Domizio Enobarbo, che ella odiava. Dal matrimonio nacque un unico figlio, nel dicembre del 37, Lucio Nerone, e nel 40 Enobarbo morì di malattia.

Dopo che alla morte di Tiberio, avvenuta nel 37, successe al trono il fratello Gaio Cesare, detto Caligola, Agrippina e la sorella Livilla, sospettate di aver organizzato una congiura, dovettero partire in esilio per Ponza.

Nel 41 Caligola fu assassinato in seguito a una congiura e il nuovo imperatore fu Claudio, fratello di Germanico. Agrippina, richiamata dall’esilio, nel 42 sposò il facoltoso Gaio Passieno Crispo, alla morte del quale ereditò il suo patrimonio.

Nel  fu della bigamia e l’influente liberto Narciso ne approfittò per eliminarla e sponsorizzare la propria favorita, Elia Petina.

Dopo che nel 48 Messalina, moglie di Claudio, fu travolta dagli scandali e mandata a morte, Claudio, convinto a cercare una nuova moglie, rivolse la sua attenzione proprio verso Agrippina, attratto dalla sua ipnotica bellezza e dal prestigio dei natali, nonostante lo scandalo costituito dall’esserne la nipote (a cui si pose prontamente rimedio con una legge che regolarizzava questo genere di nozze).

Agrippina divenne sempre più potente e popolare e riuscì a far sposare il figlio Nerone con Claudia Ottavia, figlia di Claudio e Messalina, nonché a convincere Claudio a designare erede al trono non il figlio Britannico, avuto da Messalina, ma Nerone stesso.

Passarono alcuni anni e l’anziano Claudio si ammalò senza rimedio, e alla sua morte molte voci si levarono contro Agrippina, accusata di veneficio. Si era all’inizio di ottobre dell’anno 54: Nerone divenne il nuovo imperatore, Agrippina divenne la flaminica del Divo Claudio e della Casa Giulia, ovvero la massima sacerdotessa dello Stato romano.

Il rapporto tra madre e figlio era però destinato a incrinarsi: Agrippina non tollerava ombre al proprio potere e ben presto madre e figlio si dichiararono guerra aperta. Nerone fece allontanare la madre dalla corte e prese quindi come amante la bella Poppea Sabina, ben presto lo istigò a sbarazzarsi della moglie Ottavia e della stessa Agrippina.

Nerone si risolse dunque al matricidio, che avvenne in modo tumultuoso proprio nella zona flegrea. Non bastò far affondare la nave che riportava Agrippina ad Anzio dopo una festa a Baia, alla quale era stata invitata dal figlio: la compagna di Agrippina, Acerronia Pollia, precipitata in mare insieme all’Augusta, cominciò a gridare ai marinai che giungevano, complici di Nerone, di essere Agrippina e di trarla in salvo, ma quelli la uccisero colpendola alla testa con i remi; Agrippina, benché ferita, si allontanò silenziosamente a nuoto e venne tratta in salvo da alcuni pescatori, che la condussero ad una villa nei pressi del lago Lucrino. Da qui ella fece avvisare Nerone che era sana e salva, ma questi inviò alcuni sicari alla villa della madre.

Racconta Tacito che, ferita e colpita con una mazza, Agrippina porse il ventre ai suoi assassini, gridando: ventrem feri (colpisci il ventre!), e i sicari colpirono molte volte. Tutta la scena della morte presenta punti oscuri e contraddizioni, considerato l’evidente intento simbolico di Tacito e visto che Seneca chiuda con una situazione pressoché identica e con le medesime parole la propria tragedia Edipo (dove Giocasta è Agrippina). I nomi caricaturali dei sicari (Erculeio ed Obarito), la presenza sulla scena del pantomimo Mnestere, battute da teatro tragico, la mancata individuazione della villa del matricidio, tutto ciò induce a valutare con prudenza le circostanze della morte.

Tramanda Tacito che Agrippina sia stata sepolta nottetempo e di gran fretta a Bauli, e da qui è seguita nella tradizione popolare l’individuazione della “Tomba di Agrippina” nei resti dell’odeion situato sulla costa di Bacoli. Stando alla testimonianza di Tacito, la sua tomba si troverebbe invece sulla collina tra Baia e Bacoli e dunque dovrebbe situarsi lungo l’attuale via Belvedere. Seppure in occasione di un recente allargamento della strada siano state rinvenute tutta una serie di tombe ad inumazione “alla cappuccina”, di epoca romano-imperiale, di fatto attualmente nessun resto archeologico è assimilabile al mausoleo funerario al quale accenna lo storico.

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Gerardo Troncone

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