Terme di via Terracina

L’area di Fuorigrotta-Bagnoli, tra il VII e il V secolo, erano sotto l’influenza politica di Cuma. Tuttavia, nella seconda metà del V sec. a.C., l’egemonia cumana fu messa in pericolo dalla potenza delle popolazioni osco-campane: da ciò, ne trasse vantaggio Neapolis (sorta nel 474 a.C.), che riuscì a conquistare maggiore autonomia da Cuma, diventando il riferimento politico per tutti i territori fino alla Solfatara. Tale situazione si mantenne stabile fino a tutti il IV sec. a.C.. Dopo la seconda guerra punica, l’influenza romana in Campania crebbe e Puteoli divenne il principale porto commerciale del Mediterraneo occidentale. Venne quindi aperta una nuova strada che attraversava Fuorigrotta, la Via Antiniana: non si conosce la datazione precisa del percorso, ma esso potrebbe essere anteriore al III sec. a.C..

Al I sec. a.C. risale l’altra strada nata per ragioni militari e che offrire un veloce collegamento tra Puteolis e Neapolis: essa partiva da Santa Maria la Nova, attraversava la grotta della Crypta Neapolitana scavata attraverso la collina di Posillipo, e alla fine si ricollegava a Via Terracina. L’autore della Crypta, secondo fonti non confermate, dovrebbe essere Lucio Cocceio Aucto, liberto architetto di Augusto, che, tra il 40 e il 30 a.C. lavorò al colossale programma di lavori pubblici nell’area dei Campi Flegrei.

Tra il I-II sec. ci fu un miglioramento della rete stradale, forse a causa delle mancate aspettative della Crypta, che presentava un percorso tortuoso e una quota di calpestio non costante. Fu creata una nuova strada che attraversava la conca di Agnano e questo miglioramento della rete stradale è da mettere in relazione con l’apertura della Domitiana.

A questo periodo (II sec.) risalgono i complessi termali di Agnano e Terracina. Le terme di via Terracina sono un impianto termale pubblico di piccole dimensioni, alimentato dall’acquedotto di serino, che faceva parte di un più ampio complesso, forse un villaggio, a metà strada tra Napoli e Pozzuoli. L’acqua arrivava alle terme grazie ad un condotto parallelo alla Crypta Neapolitana. Le terme sono state riconosciute come risalenti all’inizio del II secolo: il primo a segnalarle fu Pietro di Eboli (XII-XIII sec.), che le indicò come Balneum Foris Cryptae tra le 35 presenti nei Campi Flegrei. Durante i lavori per la costruzione della Mostra delle Terre Italiane d’Oltremare, nel 1939, fu ritrovato il sito, articolato su più livelli, in opera vittata e laterizia. Rispetto al nucleo originario, sono posteriori il corridoio di ingresso, le tabernae (spazi dedicati alle attività commerciali) e la latrina. Quest’ultima, preceduta da un piccolo vano di disimpegno coperto da una volta a botte, aveva una copertura a semicupola e pitture parietali, di cui oggi purtroppo restano poche tracce. Lo stato di conservazione è discreto: il calidarium (generalmente rivolto a mezzogiorno, con bacini di acqua calda) è in mattoni, la sala circolare è in opera mista, ovvero reticolato e laterizio; sono stati riconosciuti altri ambienti come l’apodyterium (spazio non riscaldato adibito agli spogliatoi) e il frigidarium (solitamente circolare e con copertura a cupola e acqua a temperatura bassa). Non è certa la presenza di una sorgente calda, probabilmente era l’acqua del Serino che veniva opportunamente riscaldata. Sulla Parete semicircolare dell’impianto si aprivano cinque grandi finestre: i crolli parziali hanno messo in evidenza le intercapedini lungo le pareti e sotto i pavimenti, oltre ai forni di riscaldamento. Risultano ben conservati i mosaici, con tessere bianche e cornice nera, mentre le pitture e gli stucchi sono andati persi quasi del tutto.

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Figura 1: terme di Fuorigrotta, veduta d’insieme. Immagine riprodotta da Alfredo BUCCARO

Sempre in occasione dei lavori per la Mostra, fu ritrovata la strada Antiniana con varie tombe disposte ai lati dell’arteria, tra cui il cosiddetto “tempietto”, all’interno del recinto della mostra, unica testimonianza dei ritrovamenti: si tratta di un mausoleo, probabilmente appartenuto ad una ricca famiglia del posto. Oggi l’edificio è il risultato di un restauro eccessivamente ricostruttivo, un restauro in stile, iniziato da Amedeo Maiuri per inserire nel percorso della mostra una sezione di archeologia.

In origine, prima della camera interna, l’area sepolcrale era delimitata da un recinto quadrangolare in tufelli (oggi non resta che un piccolo tratto alle spalle del mausoleo). Al centro la camera funeraria, come un tempietto, segnato all’esterno da lesene in laterizio sormontate da capitelli. Lesioni lungo le pareti est e nord-ovest fanno pensare ad un terremoto. L’ingresso alla cella ha una soglia in pietra vulcanica, la pavimentazione era in mattoni, le pareti erano intonacate e su quella di fronte all’ingresso era collocata un’edicola, oggi ricostruita. Alla struttura originaria fu aggiunto, successivamente, un bacino arrotondato agli angoli, oggi scomparso, forse adoperato per le cremazioni funerarie.

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Nel percorso della Mostra dovevano rientrare anche i resti delle terme di via Terracina e al progetto fu dato grande lustro: il Fascismo promuoveva tutto ciò che era legato all’Impero Romano.

Bibliografia:

Strada Antiniana e tempietto: relazione storica ed indagini archivistiche, bibliografiche, iconografiche” di Alfredo Buccaro.

 

Ilaria Limongiello

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