Tempio di Venere

Fuori dal parco archeologico, ma senza dubbio parte delle omonime terme, il già ricordato tempio di Venere ebbe, come le altre grandi sale baiane, la denominazione di «tempio» dagli antiquari napoletani, che lo immaginarono dedicato a Venere, la principale divinità della zona, poeticamente definita “l’aureo lido della beata Venere”(litus beatae Veneris aureum).

L’edificio, una grande sala termale a pianta interna circolare con quattro nicchie semicircolari, ha un diametro interno di 26,30 m. Interrato per effetto del bradisismo per più di tre metri, se ne può oggi apprezzare solo la grande mole struttiva, segnata all’esterno da otto pilastri, che segnano i lati di un ottagono: in ognuno dei lati si apre una grande finestra arcuata, munita sul lato esterno di un davanzale di pietra aggettante ad arcatelle su mensoloni.

Del tutto crollata è la copertura, che dagli attacchi superstiti sulle pareti si ricostruisce tuttavia come una cupola del tipo a ombrello, composta cioè da sedici spicchi di vele e di sfera. Questa soluzione assegna la costruzione alla metà circa del II sec. d.C.

     Wanda Spiniello

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