Tempio di Apollo

Identificato come tale dall’antiquaria, il cosiddetto «tempio di Apollo», cui si giunge per il sentiero che costeggia il lago aprendosi a destra dello sbocco dell’odierno viale di accesso, è in realtà una grande aula termale.

Realizzata presumibilmente nel II sec. d.C., l’aula si inseriva in un preesistente complesso termale di età giulio-claudia, di cui resta qualche emergenza a nord della sala, e sfruttava le fumarole e le acque calde di una sorgente, sparita con molti ruderi sotto le ceneri del Monte Nuovo.

La grande sala, a pianta ottagonale all’esterno e circolare all’interno, con i suoi 37,50 m di diametro interno, rappresenta la più grande aula romana a cupola in Campania e la seconda in assoluto nel territorio dell’Impero, dopo il Pantheon.

Nelle pareti, tutte in opera laterizia, si aprivano al piano inferiore quattro nicchie absidate e quattro rettangolari, al piano superiore dei grandi finestroni, alla cui altezza correva all’interno e all’esterno della parete un loggiato, come nel «tempio di Venere» a Baia.

Alle spalle dell’aula è un corridoio ad anello, che nel muro a monte presenta una serie di fori, dai quali doveva forse penetrare il vapore delle fumarole.

Una seconda grande aula a cupola, forse parte dallo stesso complesso termale, andò distrutta nell’eruzione del Monte Nuovo (1538), e ne resta solo un disegno di Giuliano da Sangallo.

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Wanda Spiniello

 

 

 

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