Ponte-Canale a Palma C.

Il tratto in oggetto si trova nel terreno compreso tra la sede ferroviaria e la strada provinciale Torriello e, in occasione dei lavori di adeguamento della linea ferroviaria Napoli-Avellino, le strutture sono state ripulite e in parte protette da una tettoia atta a garantirne la conservazione.

Nella zona ripulita, è possibile individuare i due spechi correre tra loro paralleli: quello più antico in opera reticolata a Nord, quello più recente in opera laterizia a Sud. Il vecchio canale Nord è stato oggetto, in antico, di numerosi restauri; in parallelo, il canale Sud è stato integrato nel sistema di contrafforti e fondazioni, realizzando un vero e proprio raddoppio di struttura, in grado di garantire continuità operativa e maggiore portata utile.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il tratto in reticolato poggia su una fondazione in cementizio che, oggi, a causa del diverso profilo del terreno, non è più visibile. La struttura è realizzata in opera reticolata di tufo e, un filare di blocchetti dello stesso materiale, lievemente sporgenti rispetto al filo della parete, indica la quota di stacco della platea dello speco. Le due pareti di spalle hanno la cortina esterna in cubilia regolari, mentre all’interno sono realizzate con blocchetti di tufo rifiniti in modo da poter ricevere lo strato di cocciopesto. Lungo in fronte Nord non c’è traccia di curva estradossale per la copertura, che invece è leggibile, anche se solo per un piccolo tratto, sul fronte Sud. Le pareti esterne della costruzione erano protette con uno strato di intonaco spesso 4 cm, conservato sul fronte Sud. Sul fronte Nord, invece, la sua caduta in molte zone ha lasciato un vuoto di spessore corrispondente tra la parete e i contrafforti laterizi aggiunti successivamente. Lo speco è alto 2,15 m dalla platea allo stacco della cappuccina ed è internamente rivestito di cocciopesto intonacato, su cui sono presenti pochissime incrostazioni calcaree. Il coccio pesto usato per la platea contiene scaglie di medie dimensioni e gli angoli sono sigillati con dei cordoli su cui poi è stato raccordato lo strato impermeabilizzante, tirato su tutte le pareti.

Contro le pareti esterne del manufatto in opera reticolata, furono realizzati dei contrafforti in laterizio, con un interasse di circa 4,5 m. La fondazione, ovviamente indipendente da quella dell’acquedotto, è in scaglie di calcare con risega marcata da bipedali. Al momento della costruzione dei pilastri l’intonaco era ancora in opera, per cui questi furono costruiti direttamente a contatto con esso; dopo la sua caduta, i contrafforti rimasero scostati dalla parete. Tuttavia, prima di ciò, l’acquedotto fu rinforzato da una teoria di pilastri con paramento in blocchetti di tufo e reticolato, di cui però si ignora la cadenza. L’unica coppia di cui si conosce la posizione, è quella che coincide con il più tardo pozzetto di ispezione in laterizio (<<Il pozzetto, con la sua apertura nella volta, poteva generare un seppur minimo indebolimento nella struttura, senza contare che il profilo a scarpa del contrafforte avrebbe se non favorito almeno facilitato l’accesso al livello di ispezione>>, da Cosimi, 2002): sul fronte Nord, l’ultimo contrafforte ad Est presenta cinque filari in blocchetti di tufo, avanzo dell’originale struttura; successivamente integrato con gli interventi in laterizio, poggia direttamente con la retrostante cortina reticolata dell’acquedotto (all’epoca di costruzione del contrafforte o l’intonaco non era ancora stato steso, o era già stato rimosso in quel tratto). Sul fronte Sud sono invece visibili cubilia: attualmente inglobati nel raddoppio laterizio che rinforza la struttura, sono l’unico avanzo della sporgenza del contrafforte posizionato simmetricamente. In corrispondenza del pozzetto di ispezione, la struttura originale in opera reticolata, venne incamiciata in una nuova opera laterizia che andava a raddoppiare lo spessore delle spalle. In corrispondenza del raddoppio in laterizio, è leggibile un apparente affollamento, generato dalla sovrapposizione in pianta della vecchia coppia di pilastri in tufo inglobati poi nelle nuove strutture, con la nuova cadenza dei contrafforti laterizi (riassumendo: <<alla prima struttura del canale rivestito in opera reticolata si affiancarono almeno due contrafforti con paramento in blocchetti di tufo e reticolato; poi la struttura venne rinforzata ponendo ad intervalli regolari altri contrafforti in opera laterizia; per conferire maggior robustezza, sempre in corrispondenza del pozzetto di ispezione, si raddoppiarono le pareti di spalla, erigendo due nuovi muri in opera laterizia che saldarono – come detto sopra – i quattro nuovi contrafforti con quello che rimaneva dei due precedenti; si curò l’innesto delle murature scalpellando una sede adeguata nella superficie di cortina, si (ri)costruì il pozzetto; si intervenne sul profilo estradossale della struttura obliterando un marcapiano in blocchetti di tufo di cui rimangono minime tracce>>, tratto da Rilievo Cosimi, 2002). Sempre in questo punto il livello originale della platea fu alzato di 15 cm, gettando malta mista a frammenti calcarei; poi si mise in opera un nuovo piano di laterizi a supporto di una seconda gettata di coccio pesto, con cordoli angolati: in questo modo il livello risultò omogeneo con l’adiacente speco costantiniano. Anche le pareti furono interessate da rifacimenti: fu steso, infatti, un secondo strato di impermeabilizzazione. Nel raccordare vecchio e nuovo livello, quindi, si venne a formare un gradino addolcito da un arrotondamento: è probabile che questo gradino generasse delle turbolenze nel flusso della corrente, ma, tuttavia, sulle pareti non ci sono tracce di incrostazione.

Per quanto riguarda la struttura in laterizio, essa spicca su un piano in bipedali seguendo un andamento non perfettamente parallelo al profilo della risega fondale. Il manto estradossale del canale è realizzato con una volta a sesto ribassato: il conglomerato di scaglie di calcare, esternamente, è rifinito con scapoli allettati lungo la direttrice. Accostando le due strutture, distanti tra loro 2,75 m, fu necessario far cadere le nuove strutture negli spazi rimasti liberi all’interno dell’orditura della struttura originaria. Lo speco è alto 2,10 m allo stacco della cappuccina e largo 90 cm. Contrariamente a quanto rilevato nello speco adiacente, il coccio pesto della platea è stato gettato sui bipedali e non sulla faccia superiore del nucleo di fondazione. Lo spessore della platea è pari a tre ricorsi di laterizio e la costruzione è stata realizzata mettendo in opera i due cordoli angolari poi sigillati con il cocciopesto; come di consueto, la copertura è stata realizzata sistemando sesquipedali messi a cappuccina. Il profilo estradossale è a botte con sesto ribassato. Contestualmente alla costruzione dell’acquedotto, fu prevista la possibilità di intervenire periodicamente per interventi di pulizia e manutenzione: il pozzetto di ispezione misurava 90 x 90 cm, ed era protetto da una torretta quadrangolare impostata sulla copertura del canale. Naturalmente, l’accesso allo speco doveva essere protetto anche da una grata o da sbarre metalliche incrociate, alloggiate in incassi ricavati nella muratura. A differenza dello speco in opera reticolata, qui le incrostazioni calcaree sono notevolissime e raggiungono uno spessore superiore ai 15 cm.

Ilaria Limongiello

BIBLIOGRAFIA

“Fons Augusteus. Le Mura d’Arce di Sarno ed il doppio canale di Palma Campania”, Enrico Cosimi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...