Pompeii

pompeii.jpg

La fondazione di Pompei è il risultato di una complessa operazione economico-politica condotta in un contesto di pluralismo etnico: indigeno, greco ed etrusco. Indagini archeologiche hanno appurato che l’affermazione dell’abitato coincide con la scomparsa dei villaggi di S. Marzano e S. Valentino Torio: la maggior parte della popolazione, quindi, proveniva dagli insediamenti della valle del fiume Sarno. L’ubicazione di Pompei su un pianoro lavico dominante le foci del Sarno, allora navigabile, era ideale per attirare e smistare le produzioni della pianura compresa tra il Vesuvio e la Penisola Sorrentina. Alla fine del V sec. a.C. Pompei seguì la sorte dei principali centri greci ed etruschi della Campania, venendo espugnata dai Sanniti che in questa zona di confine del loro dominio posero il proprio centro federale a Nocera. Da questo momento la storia pompeiana dipende da quella della Lega Nocerina. La città, nel II sec. a.C., ha un territorio agricolo organizzato secondo il sistema della villa, per la sua posizione geografica è votata ai traffici ma, per quanto ancora Sannita, è inserita in pieno nel mondo romano-ellenistico. E’ proprio in questo secolo che Pompei assume la fisionomia preservataci dall’eruzione del 79 d.C., poiché è ora che si definiscono le linee di sviluppo urbanistico in cui si inseriranno gli interventi successivi. La stagione dell Pompei Sannitica tramonta agli inizi del I sec. a. C.: nell’ 89 a.C., Silla, espugnata la vicina Stabia, poneva l’assedio a Pompei e la occupava militarmente. Per tutta la prima età imperiale non si segnala nulla di rilevante, tranne un momento di crisi nella vita politica locale sotto Claudio. Nel 62, come altre città della Campania, Pompei viene colpita dal Terremoto. Ma è nel 79 che si verifica la catastrofe: il risveglio del Vesuvio seppellisce Pompei, Ercolano e Stabia con una fortissima eruzione.

E’ incerto se Pompei, in età preromana (quindi in età sannitica o tra la fine della Seconda Guerra Punica e la Guerra Sociale), disponesse già di un acquedotto, o se l’acquedotto sia stato creato direttamente dopo la fondazione della colonia romana nell’80 a.C., quindi in età tardo-repubblicana (acquedotto Avella-Pompei). Indubbiamente, i tratti dell’acquedotto conservatisi sono di età augustea: probabilmente, in coincidenza di un generale miglioramento di tutte le infrastrutture cittadine, Pompei fu collegata al grande condotto idrico del Serino, le cui condutture furono deviate, oltre che verso questo centro, anche verso Nola e verso Ercolano, passando per Oplontis. Quando l’acquedotto augusteo incrociò il precedente, gli acquedotti vennero riuniti in un unico sistema.

p2

Figura 2: fontane pubbliche.  Immagine riprodotta da Giovanni DE FEO

Notevoli furono le conseguenze della costruzione dell’acquedotto augusteo nei centri vesuviani: grazie all’aumentata capacità di alimentazione idrica, ampie porzioni di popolazione poterono usufruire dell’acqua diretta, non solo per necessità domestiche e personali, ma anche per abbellire i giardini con ninfei e fontane a zampillo. Proprio in età augustea, infatti, furono realizzati i bagni privati a Pompei ed Ercolano e, nello stesso periodo, si diffusero le fontane pubbliche per coloro i

quali non potevano permettersi un collegamento diretto e che, prima, si riforniva d’acqua tramite pozzi e cisterne. La Figura 2 illustra la distribuzione planimetrica delle varie fontane, in cui ogni circonferenza ha un raggio di 50m: l’intera area urbana risultava servita.

Tuttavia, dopo che il terremoto del 62 a.C. dovette danneggiare le condutture, l’acquedotto funzionò poco e male. E’ probabilmente proprio per questo motivo che, nell’epigrafe ritrovata presso la sorgente Acquaro-Pelosi nel 1938, non compare il nome della città di Pompei.

p3

Figura 3: distribuzione dell’acqua.  Immagine riprodotta da Giovanni DE FEO

La Figura 3 ci aiuta a capire quale fosse lo schema di distribuzione delle acque. Nel punto più alto della città, presso Porta Vesuvio, era situato il castellum divisorium, il quale riceveva l’acqua direttamente dal condotto. Si  tratta di un manufatto estremamente interessante, grazie al quale è possibile fare considerazioni non solo di tipo ingegneristico, bensì anche sociologico.

p4

Figura 4: il castellum divisorium, funzionamento

La distribuzione dell’acqua era selettiva, ed avveniva in base al quantitativo disponibile: dal castellum, l’acqua veniva convogliata in 3 diversi condotti, che servivano rispettivamente le fontane pubbliche, le terme e le case private. Grazie al sistema di paratie di altezze differenti era possibile escludere (a seconda della quantità d’acqua che arrivava nel castellum) uno o più condotti: il primo ad essere escluso era quello diretto alle abitazioni private, poi quello diretto ai bagni. Le fontane pubbliche erano generalmente le ultime a rimanere sprovviste d’acqua.

Molto interessante è anche il sistema di filtri ideato per distribuire alle utenze solo acqua quanto più pulita possibile: il primo filtro era costituito da una griglia che serviva a bloccare foglie, rami, o qualsiasi cosa potesse arrivare nel castellum tramite il condotto; il secondo filtro, invece, era costituito dalle stesse paratie di cui sopra, che permettevano il passaggio dell’acqua solo se questa superava una certa altezza. Veniva a formarsi così una sorta di vasca di decantazione che garantiva il passaggio solo ad acqua depurata per effetto del deposito, sul fondo della vasca, di tutti gli elementi più pesanti.

p5

Figura 5: il castellum divisorium, spaccato assonometrico.  Immagine riprodotta da “Revue Archéologique”, 2008/1 (n° 45)

Da qui, l’acqua veniva poi indirizzata in 14 “torri dell’acqua” (castellum secondarium). Queste torri, o in laterizio o in tufo,  erano alte circa 6m e al loro interno ospitavano dei condotti, di ingresso e di uscita, per permettere il passaggio dell’acqua da una torre all’altra e da una torre alle utenze. Questi elementi non erano semplicemente serbatoi, servivano a mantenere una certa costanza nel carico piezometrico (con una pressione di circa 0,6 atmosfere) dell’acqua a disposizione degli utenti . Nessuno dei serbatoi all’apice delle torri ci è pervenuto.

p6

Figura 6: il castellum secondarium. Immagine riprodotta da Giovanni DE FEO

Ilaria Limongiello

BIBLIOGRAFIA

“sviluppo storico dell’Acquedotto Augusteo in Campania: venti secoli di lavori tra Serino e Napoli”, Giovanni De Feo;

“Labra di età romana in marmi bianchi e colorati”, Annarena Ambrogi

http://www.cairn.info/

-BABESCH, “Annual Papaers on Mediterranean Archaeology”, Supplement 24-2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...