Mulino della Puntarola

Il viaggio nella nostra “Valle dei Mulini” si conclude come peggio non poteva.

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È di pochi mesi addietro la notizia dell’ultimo scempio, compiuto come al solito fra insipienza, indifferenza e opportunismo. Fino a poco fa era possibile ancora ammirare, pressoché integro nelle sue strutture esterne, il mulino che s’ergeva solenne in uno dei punti più importanti del sistema fluviale, dove nelle acque provenienti dalla valle del Fenestrelle confluiscono le acque del Rio d’Aiello e del Sant’Oronzo. Nel volgere di pochi mesi, una nuova costruzione ne ha preso il posto. Anche di quest’ultimo mulino resta la documentazione cartografica, qualche foto recente e una profondissima amarezza.

Ma il sistema dei canali riserva un’ultima sorpresa! Come rivelano le preziose mappe catastali, il “canale dei mulini” (così è ancor oggi ufficialmente denominato) non conclude la sua pur lunga corsa nell’ultimo mulino, come era lecito aspettarsi: si sviluppa invece fino alla Civita di Atripalda, e alla località san Lorenzo sono visibile delle cavità che immettono nel sottosuolo dell’antica città romana.

È una conferma dell’origine antica di questa grandiosa opera d’ingegneria idraulica, che si svela per quello che in origine era: uno dei principali rami del grande acquedotto che riforniva d’acqua la città di Benevento, correndo lungo la valle del Sabato, di cui purtroppo ancor oggi poco si sa, e quel poco è scritto nelle pietre.

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Gerardo Troncone

 

 

 

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