Grotta dello Scalandrone

Vicino al lago Averno sono ben note due gallerie artificiali, realizzate in età augustea: la prima, l’Antro della Sibilla Cumana, è una grotta scavata nel tufo dai Romani per scopi militari, di circa 200 m, probabilmente creata per collegare il lago al mare, la quale, per la suggestione dell’ambiente e le infiltrazioni d’acqua che creano un fiumiciattolo sotterraneo, veniva associata allo Stige infernale e ai luoghi dell’Acheronte; la seconda, la Grotta di Cocceio, è un ampio cunicolo, anch’esso scavato nel tufo dai Romani per scopi militari, che collegava il lago a Cuma, oggi non più visitabile a causa di danneggiamenti strutturali avvenuti durante la seconda guerra mondiale, che la hanno resa pericolante

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Planimetria tratta dal testo: “Una ignorata Galleria d’età Augutesa fra Lucrinum e Baiae e la più antica iscrizione di un curator aquae augustae (10 d.C.)” di Giuseppe Camodeca

 

Meno nota, se non quasi sconosciuta,è una terza galleria romana presente nella zona, che, per quanto è stato possibile accertare, collegava il lago Lucrino a Baia, con una rampa di circa 200 m. detta “Scalandrone”.

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Al suo interno è stata trovata un’iscrizione che celebra l’apertura di un cunicolo di collegamento (haustos) tra la galleria stessa e il sottostante acquedotto augusteo. L’iscrizione, fortemente erosa nella parte destra, è stata letta e interpretata dal prof. Giuseppe Camodeca, insigne storico ed epigrafista dell’età romana:

HAUSTUS ADAPERT

PEM(M)IS AC(CV)R. SAT(RI) RA(G)O

NIANI CVRATORIS AQVAE

AVGVSTAE III K IANUARIAS

IVUNIO BLAESIO SER LEN(tulo cos.)

(Presa d’acqua aperta/su permesso e per cura di Decimo Satrio Ragoniano curatore dell’acquedotto/augusteo il terzo giorno prima delle calende di gennaio/dell’anno di consolato di Iunio Blesio e Cornelio Lentulo).

La data riportata sull’epigrafe ( 30 dicembre dell’anno 10 d.C. del nostro calendario costituisce un prezioso terminus antequem per datare l’acquedotto principale.

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La stessa iscrizione è stata acquisita con scanner a luce strutturata da parte della Società ASA studio di Napoli che, attraverso opportune operazioni di post-processing, ne ha poi ricavato un modello 3D digitale, utilizzato per la riproduzione dell’iscrizione su materiale lapideo (pietra leccese). Il modello è stato presentato nel corso di un Convegno internazionale sull’Acquedotto augusteo e le acque di Serino, organizzato dall’ARIN di Napoli (società che gestiva all’epoca l’odierno acquedotto di Napoli), tenutosi nel Museo di Baia (Castello aragonese) il giorno 30 dicembre 2010, cioè esattamente nel giorno del secondo bi millenario della data riportata sull’epigrafe.

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Gerardo Troncone

 

 

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