L’antica Baia

Baia, le cui notizie scarseggiano per il periodo precedente la fondazione della colonia greca di Cuma e ben presto rientrata nel territorio cumano, in età repubblicana era già stata scelta come centro residenziale dalla buona borghesia romana grazie alla purezza delle acque, alla mitezza del clima, alla bellezza del paesaggio, e ben presto diviene soggiorno privilegiato di numerosi imperatori, con le loro famiglie e il loro entourage. Per uno sconvolgente gioco della natura, come Pompei e i centri vesuviani rimasero sepolti sotto una coltre di cenere lava e lapilli che ce li hanno custoditi e trasmessi, così, per cause non molto dissimili, la cittadina flegrea si inabissò nel mare, che ha conservato pressoché intatte le sue splendide vestigia.

Qui sorgevano le grandi ville di Cesare e di Pompeo e successivamente Caligola e Claudio vi avrebbero eretto dei propri palazzi a Baia, Nerone vi avrebbe incrementato significativamente il demanio dei Cesari, Domiziano vi avrebbe realizzato grandi peschiere, Alessandro Severo vi avrebbe avviato ampi e fastosi programmi edilizi, ma soprattutto Adriano, l’eclettico imperatore che ha lasciato un’orma indelebile nella storia dell’architettura romana, ha realizzato a Baia alcune delle opere più significative, di una nuova concezione spaziale basata sulla pianta centralizzata e contraddistinte da un disegno particolarmente raffinato.

Nell’antica Baia si scrissero molte pagine di storia romana che qui si intreccia ai fatti della vita quotidiana, agli intrighi di corte, agli ozi, ai piaceri, alle lotte intestine dell’aristocrazia. Per pochi centri antichi si ha la fortuna di disporre, come per Baia, di tante antiche testimonianze letterarie dalle quali prende corpo l’immagine della ridente cittadina: da Orazio (nessun golfo risplende più dell’amena Baia) a Cicerone (i piaceri, gli amori, gli adulteri … Baia e le spiagge), da Preparato (muoia Baia, delitto d’amore) a Varcano (non solo le vergini diventano prostitute ma anche i vecchi si atteggiano a ragazzi e i ragazzi si comportano come fanciulle), da Stazio (Baia la pigra … dalle spiagge dolcissime) a Silio Italico (Baia la tiepida), da Properzio (spiagge … nemiche delle fanciulle caste) a Seneca (ricettacolo di vizi). Parole ammirate, severe, disperate, esaltanti, dalle quali emerge l’immagine contrastata e vivace, con luci e ombre, della società romana nei primi secoli dopo Cristo.

 Gerardo Troncone

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