L’acquedotto con Ottaviano Augusto

L’Impero universale che Ottaviano Augusto si accinge a modellare pone sé stesso al vertice dello Stato quale restauratore di Roma e artefice del ripristino delle legalità e della libertà, dopo la bufera delle guerre civili. I confini di Roma sono stati definiti con chiarezza, sono state eliminate le resistenze interne e i principali nemici esterni, il mare è libero dai pirati, sono stati sgominati schiavi ribelli e predoni, pacificate le indocili province dell’Iberia, della Gallia e della Germania.

Il Mediterraneo (che i romani non a caso chiamano Mare Internum Nostrum) è un lago romano che unisce tre continenti, lungo le cui coste si parla la stessa lingua, si vive con gli stessi costumi e si rispettano le stesse leggi.

È l’età dell’oro portata dal nuovo principe, quella che Augusto farà celebrare da Virgilio, Catullo, Tito Livio, e che echeggerà nei versi di Orazio: “Fede, pace, onore e il pudore antico, la virtù smarrita osino ora tornare e lieta apparire l’abbondanza col suo corno ricolmo”.

La pace romana, con Augusto, ben presto regnerà da Cadice alla foce dell’Elba, il confine settentrionale si consoliderà sul Danubio, le flotte romane navigheranno senza contrasto dalla foce del Reno allo Jutland, gli eserciti romani si spingeranno in Arabia e in Etiopia, tutti gli stati che confinano con i territori dell’Impero si affretteranno a chiedere l’amicizia del popolo romano.

Gerardo Troncone

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