Grotta di Cocceio

La grotta di Cocceio è una galleria sotterranea, scavata sotto il monte Grillo, che collegava Cuma  con la sponda occidentale del lago d’Averno .

antiche gallerie romane nell'area flegrea

La costruzione rimonta al periodo del conflitto tra Ottaviano Augusto con Sesto Pompeo prima e Marco Antonio poi, per la supremazia nell’Impero nascente di Roma. Fu costruita, per esplicita testimonianza di Strabone, dall’architetto Cocceio (L. Cocceio Aucto, liberto di L. Cocceio e di C. Postumio Pollione, pure architetto), in attuazione del progetto di Agrippa di collegare il lago d’Averno, sede del portus Iulius, con Cuma e il suo porto.

E’ ancora conservata parte dell’antico vestibolo, adorno una volta di statue, che troneggiavano nelle vaste nicchie, che si allineano oggi vuote sulle pareti di tufo, ma che dovevano essere invece riempite di simulacri marmorei.

La galleria fu rovinata al tempo delle guerre goto-bizantine. Restano sulle pareti segni del passaggio dei primi cristiani (graffiti una corona e una palma) e dei minatori, che scavarono la galleria (cunei, ascia, piccone: i ferri del mestiere).

Oggi chiusa dopo seri danni subiti nella seconda guerra mondiale, per l’esplosione delle munizioni depositatevi, la crypta, già conosciuta come «Grotta della Pace», dal nome di un  avventuriero spagnolo che nel ‘500 era venuto a cercarvi un tesoro, fu esplorata intorno al 1850 nel quadro delle opere di bonifica della pianura cumana.

Era allora tornato completamente alla luce il lungo speco (circa 1 km), perfettamente rettilineo, largo abbastanza da permettere il transito di due carri affiancati, aerato e illuminato da sei pozzi di luce aperti con perfetto calcolo dell’incidenza dei fasci luminosi lungo le pareti rocciose.interno

L’opera, realizzata tutta con opera di scavo, a tratti irrobustendo i tagli nel tufo con murature in scheggioni di tufo e opera reticolata, rivela, al pari delle altre cripte della zona napoletana, le notevoli capacità di calcolo topografico acquisite dall’architettura romana del tempo (si pensi ai pozzi di luce che, attraversando tutta l’altura della collina, raggiungono con precisione la volta della galleria) e la grande perizia delle maestranze locali, che non senza ragione apparivano a Strabone i discendenti di quei mitici Cimmeri che secoli prima avrebbero abitato la zona, vivendo in gallerie sotterranee.

 

 Wanda Spiniello

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