Colombaio

Il complesso funerario noto come colombario di Via Virgilio si trova a Bacoli, località Fusaro, all’interno di un’area pubblica di proprietà del Comune: è costituito da una serie di ambienti al livello della strada e da un edificio ipogeo del tipo a colombario.

I primi ambienti non hanno avuto nel progetto originario una destinazione funeraria, bensì erano utilizzati come luogo di riunione per la celebrazione di cerimonie in onore dei defunti, pratica molto attestata nel mondo romano: nel settore nord-occidentale abbiamo quattro stanze a pianta rettangolare, realizzate tutte in opera laterizia, tranne il primo ambiente che presenta le pareti nord-occidentale e nord-orientale in opera mista di laterizio e reticolato, e il secondo ambiente con parete nord-occidentale in reticolato.

Nel settore sud-orientale abbiamo un vasto recinto con panca e semicolonne in laterizio rivestite di intonaco; al centro del recinto, di cui manca però il lato di fondo, si colloca l’imponente copertura in opera cementizia del colombario ipogeo, a forma di piccola piramide a doppio gradone. In questa copertura si aprono un occhio di luce centrale e quattro laterali che illuminano l’edificio sottostante.

Quest’ultimo è costituito da tre ambienti: una rampa di scale che discende al livello ipogeo, una camera funeraria minore a pianta rettangolare, con nicchie per la deposizione delle urne funerarie sulle pareti nord-occidentale e nord-orientale, e la camera funeraria principale, a pianta circolare. Questa stanza, dalla conformazione architettonica particolare per il tipo edilizio del colombario (generalmente rappresentato da edifici a pianta rettangolare), presenta la parete, in opera laterizia, intervallata da quattro arconi rientranti, in modo da rompere la monotonia della circolarità del tamburo dell’aula: arconi e parete presentano otto coppie sovrapposte di nicchie per olle, per un totale di 56 deposizioni!
La costruzione del complesso attraversa più fasi: dalla fine del I sec. a.C., inizio del secolo successivo, si arriva al II sec. d.C., in cui un vasto intervento costruttivo vede la realizzazione del complesso definitivo, con l’utilizzo dell’opera laterizia.

In un’ultima fase gli ambienti al livello superiore vengono utilizzati per sepolture ad inumazione, in fossa terragna o formae con copertura di tegole (all’interno delle quali sono state ritrovate 11 epigrafi funerarie), e databili agli inizi del III sec. d.C. La notizia più antica in archivio riferibile al mausoleo del Fusaro risale al 1841 quando Carlo Bonucci architetto del Regno delle due Sicilie esplorò il complesso ritrovando tre epigrafi funerarie all’interno di tombe ad inumazione che in una fase tarda si collocheranno all’interno degli ambienti al livello della strada.

Dopo più di un secolo e mezzo di oblio, in cui il sito verrà utilizzato come arsenale e poi come discarica, un nuovo intervento sarà curato da un gruppo di lavoro di operai del Comune di Bacoli, costituitosi in seguito alla legge n°285/1977, nel corso del quale verranno scavate altre inumazioni, restituendo alla luce altre otto epigrafi funerarie.

L’esame delle epigrafi in passato ha fatto attribuire la proprietà della tomba alla gens Grania, ricca famiglia puteolana, ci cui due membri sono menzionati in due delle epigrafi dello scavo Bonucci, ed un altro in un epitaffio dello scavo 1979.
È stato recentemente notato come la minoranza statistica di Granii rispetto ad altri membri riferibili ad altre famiglie, metta in discussione la pacifica attribuzione del monumento alla gens di Puteoli: si potrebbe pensare, invece, ad una tomba costruita ad utilizzo di una congregazione, un collegium funeraticium, un insieme cioè di persone praticanti lo stesso mestiere, o liberti della stessa famiglia, come frequentemente attestato nel mondo romano.

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                                            Wanda Spiniello

 

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