Baia e gli imperatori

La presenza assidua degli imperatori fu certamente determinante per lo sviluppo edilizio di Baia, per la produzione artistica, per l’impulso dell’economia che vide fiorire piccole e grandi imprese. Baia tuttavia non ha avuto una sua storia, o comunque essa non ci è pervenuta.Vivendo all’ombra della capitale, legata com’era alla vita della corte imperiale, non acquisì mai autonomia politica e amministrativa, raggiungendo comunque un suo momento di massimo splendore e rinomanza tra il I e il III secolo d.C. Il suo declino di Baia sarà rapido come lo era stata l’ascesa, ponendosi allo spirare del III secolo d.C., in concomitanza con la crisi dell’impero romano; non poco peraltro contribuirono anche cause naturali, quali i fenomeni vulcanici, che provocarono la sommersione di gran parte del centro.

E tuttavia Baia non è scomparsa interamente. Rimangono a ricordare i passati splendori le imponenti cupole delle terme imperiali: i cosiddetti “tempio di Venere“, “tempio di Mercurio” e “tempio di Diana“, le imponenti arcate che degradano verso il mare (cosiddette “Terme di Baia”), i resti di grandiose ville marittime. Sono però soprattutto le immagini che il fondo marino ancor oggi restituisce: strade lastricate, mosaici policromi, colonnati, statue.

La forza evocatrice di tutto ciò unita alla bellezza del paesaggio, non deturpata dalle calamità, esercitò nei secoli un forte richiamo. Di qui la successiva e perdurante fortuna letteraria e pittorica di Baia, esaltata in pagine celebri e immortalata con romantico realismo nelle sue rovine da artisti, incisori e architetti di ogni epoca. Oggi Baia non offre certo l’immagine splendente che ne è stata tramandata, sottoposta come il resto del nostro territorio negli ultimi ottant’anni allo stravolgimento irrazionale del paesaggio e delle antiche testimonianze, modificate profondamente e spesso cancellate. A chi si aggiri tra gli odierni resti dei monumentali complessi termali (alle spalle del porto moderno) non è agevole, ma neppure del tutto impossibile, ricostruire le antiche architetture dei terrazzi degradanti verso il mare, dei giardini pensili, dei colonnati distesi il verde, delle acque zampillanti da cento fontane.

Percorrendo le vie fra gli antichi porticati delle “Terme di Baia”, si offre la vista dell’ampia insenatura delimitata dal Castello di Baia e dalla collinetta del Rione Terra a Pozzuoli (antica Dicearchia‑Puteoli), sullo sfondo di Capo Miseno a sud e di Capo Posillipo-Pausilypon a nord, mentre riecheggiano i versi di chi ha cantato la struggente bellezza di questi luoghi.

Baia si estende sulla bocca di un antico cratere, in parte sommerso dalle acque, presentandosi come la cavea di un immenso teatro. Il toponimo moderno ha conservato intatta la sua forma antica (Baiae), il che consente di ubicare il sito antico negli stessi luoghi dell’ insediamento moderno, i cui confini sono compresi tra il lago Lucrino, antico Portus Julius, e la collina del Castello. Tale morfologia favorì lo sviluppo di un’architettura di grande effetto scenografico, snodantesi su curve degradanti lungo il pendio collinare concavo, ancor oggi ben riconoscibile nel grande complesso delle “terme”, che ha i suoi immediati precedenti nei complessi monumentali del santuario della Fortuna Primigenia a Praeneste e del santuario di Giove Anxur a Terracina. Non a caso Plinio, nel parlare di architettura a terrazzamenti degradanti, userà l’espressione “alla maniera di Baia” (more Baiano).Tratti di strutture sono distribuiti sull’intero arco della collina, con una continuità sufficiente a far ritenere che essa fosse densamente edificata. Inoltre l’abitato si estende sotto il livello del mare, fino a m. 400 dalla riva.Tuttavia non è ben definibile l’impianto urbano che, per quanto è possibile valutare, non sembra rispondere ai canoni delle forme urbane antiche, impostate secondo un regolare tessuto stradale.

La natura del suolo, la presenza di numerose sorgenti di acque calde e sulfuree favorì inoltre il sorgere di vari edifici termali, e c’è chi vuole che a Baia sia stato inventato il sistema di riscaldamento degli ambienti destinati ai bagni caldi (calidaria e tepidaria) e alle saune (laconica), né si può escludere che a Baia sia nato il tipo di terme che è si è successivamente sviluppato nelle grandi terme imperiali a Roma e nelle provincie dell’impero, concepite non solo come edifici per bagni ma come luoghi di piacevole soggiorno attrezzati con portici, giardini, sale d’incontro. In relazione all’edilizia termale, a Baia è testimoniato, col cosiddetto “tempio di Mercurio”, il primo esempio di ambiente a pianta circolare con cupola sferica.

Gerardo Troncone

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